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#schifo

- Antefatto: Questo buffone che mi minaccia, anzi peggio, è talmente vigliacco che non viene a legnarmi direttamente ma chiede aiuto agli altri colleghi per bastonarmi. Video che ha mandato nella chat dei tassisti che poi mi è stato girato da un amico. - Ora: Al posteggio mi vede arrivare e mi deride coi colleghi. AH-AH-AH, buffone vigliacco troglodita io so chi sei ma non posso denunciarti perché tutti i colleghi bolognesi ti difendono, ti coprono e ti proteggono, comprese le due cooperative quella che avevi prima e quella dove sei adesso. Non mi fai paura, vigliacco, buffone che ti ergi a leader della categoria con le tue battute simpatiche. Mi fai pena te e i tuoi colleghi omertosi, schifosi vigliacchi che non vogliono esporsi. Mi fate pena tutti voi, i vostri dirigenti e i vostri capi sindacali. #Bologna5🚕 #Taxi #Bologna #Vigliacchi

Ranucci:"Sono dispiaciuto dal silenzio della Meloni".Cosa doveva dire la PdC a colui che l'ha costantemente diffamata e che ha confezionato inchieste fake contro di lei,i suoi collaboratori e la sua famiglia?Report era una trasmissione orrida che faceva schifo persino ai porci. https://t.co/2TUYGZXaIf #politica #Italia #Meloni

Salva 2d

Al Milan succedono queste cose da circo e poi ad aprile c’è gente che si chiede perché si arriva sempre a 20 punti dall’Inter. E parlano di Marotta League. Che schifo #Milan #Calcio #Inter

- Giuseppe Salamone Nemmeno all'asilo le fanno queste cose, ma per gli euroidioti non c'è limite al ridicolo: oggi si è svolto il #G20 Finanze ad #Asheville, negli #Usa. #Russia #UE I ministri delle Finanze europei hanno protestato contro la partecipazione del ministro russo Anton Siluanov alla riunione e minacciato di non fare la foto di gruppo qualora fosse stato incluso anche il ministro russo. Alla fine, Siluanov, credo onestamente per aver provato pena nei confronti di questi idioti, ha deciso di rinunciare allo scatto. Immaginate se questo fosse stato fatto nei confronti di un ministro israeliano. A quest'ora i piagnistei e le accuse di antisemitismo si sentirebbero fino alla Luna. Ma non vi fate schifo? #G20 #Finanze #Politica

Tamita 5d

Potete dire quello che volete, io per ora aspetto che finisca il mercato e soprattutto che parli il campo, ma una cosa è certa, non mi fa schifo vedere che abbiamo di nuovo un dirigente che piscia in testa davanti alle telecamere a chiunque metta i bastoni tra le ruote https://t.co/TntJrhsnHs #calcio #mercato #dirigenza

Non sto leggendo nulla su Alessandro Di Battista perché immagino quanta feccia stia approfittando per rovesciare schifo su un giovane uomo, padre di due figli piccoli che sta attraversando un momento difficile. Il consiglio che posso dare però è di non fare da eco alla feccia. #AlessandroDiBattista #rispetto #solidarietà

Enzo Biagi fu licenziato con una raccomandata con ricevuta di ritorno, Sigfrido Ranucci ha saputo della sua epurazione dall’Ansa. Schifo e vergogna. https://t.co/w2RjvWlY4D #giornalismo #libertàdiStampa #EnzoBiagi

Andrea 1w

“hamas usa gli aquiloni dei bambini per provocare israele” c’ho la miglior bottiglia da parte per te, porco schifoso https://t.co/64NCdhd4Yh #Hamas #USA #Israele

@RobertoBurioni La golosa cupidigia con cui scegli le parole, beandoti del loro suono, incurante dello schifo che susciti nel vederti tripudiante davanti ad una bambina morta ti rende repellente. Contento tu. Io dormo eccome. La bambina è morta con obbligo vigente. Non scenderò al tuo livello. #Dignità #Giustizia #Rispetto

Io dico solo che mettere in mezzo dei bambini per evitare insulti, è la cosa più schifosa che si potesse fare! Da lui patenti di Lazialità mai nella vita! Vendi e vattene! #bambini #insulti #sport

🔥🇷🇺 𝗟’𝗜𝗡𝗗𝗜𝗚𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗔. 𝗦𝗘 𝗙𝗢𝗦𝗦𝗘 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗔 𝗨𝗖𝗥𝗔𝗜𝗡𝗔? Ha 𝟭𝟴 𝗮𝗻𝗻𝗶. Padre italiano. Madre russa. È in vacanza a Castiglioncello, nel Livornese. Una serata normale, una chiacchierata con alcuni ragazzi, poi scopre che uno di loro è ucraino. Lei gli dice che sua madre è russa. E all’inizio succede la cosa più normale del mondo: 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮. Possono stare insieme. Possono parlare. Possono divertirsi. Come dovrebbe essere. Poi, però, secondo il racconto della ragazza, tutto cambia. Arriva l’insulto: 𝗖«𝗦𝗘𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗔 𝗗𝗜 𝗠𝗘𝗥*𝗔.»C Lei prende l’amica per mano e cerca di andarsene. E a quel punto una ragazza del gruppo le sferrerebbe 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗴𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗼 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗼. Sangue dal naso. Dolore. Paura. Carabinieri. Testimoni. E adesso permettetemi di essere profondamente, ferocemente indignato. Perché qui non stiamo parlando di Putin. Non stiamo parlando del Cremlino. Non stiamo parlando della guerra. 𝗦𝗧𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗗𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗥𝗔𝗚𝗔𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗜 𝟭𝟴 𝗔𝗡𝗡𝗜. Una ragazza che sarebbe stata insultata per le proprie origini e poi colpita in faccia. E allora la domanda è inevitabile: 𝗦𝗘 𝗔𝗩𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗢 𝗨𝗥𝗟𝗔𝗧𝗢 “𝗨𝗖𝗥𝗔𝗜𝗡𝗔 𝗗𝗜 𝗠𝗘𝗥*𝗔” 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗧𝗜𝗥𝗔𝗥𝗟𝗘 𝗨𝗡 𝗣𝗨𝗚𝗡𝗢, 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢 𝗦𝗔𝗥𝗘𝗕𝗕𝗘 𝗣𝗔𝗦𝗦𝗔𝗧𝗢 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗩𝗘𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗟’𝗜𝗡𝗗𝗜𝗚𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘? Quanti comunicati? Quanti editoriali? Quante lezioni sull’odio? Quanti politici pronti a spiegare che 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗽𝘂ò 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁à? E avrebbero avuto ragione. 𝗠𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗢𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗩𝗘 𝗩𝗔𝗟𝗘𝗥𝗘 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗜 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗜. Non esiste una xenofobia buona. Non esiste un razzismo tollerabile. Non esiste un odio che diventa accettabile perché la vittima possiede 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 “𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼”. E soprattutto una ragazza russa 𝗡𝗢𝗡 È 𝗜𝗟 𝗦𝗨𝗢 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢. Esattamente come un ragazzo ucraino non è Zelensky. Come un israeliano non è Netanyahu. Come un palestinese non è Hamas. Questo principio o vale sempre, oppure 𝗻𝗼𝗻 è 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼: è propaganda travestita da morale. Ed è proprio questo il punto che fa schifo. Abbiamo costruito una società che proclama ogni giorno di voler combattere l’odio, ma troppo spesso sembra voler decidere 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗼. Se la vittima appartiene al popolo “giusto”, indignazione. Se appartiene al popolo “sbagliato”, silenzio, distinguo, imbarazzo. 𝗡𝗢. Una diciottenne presa a pugni dopo un insulto legato alle sue origini deve provocare 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, qualunque sia la sua bandiera. Altrimenti smettiamola di chiamarla civiltà. Chiamiamola con il suo nome: 𝗜𝗡𝗗𝗜𝗚𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗔. E quella, dell’odio, è soltanto 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗽𝗼𝗰𝗿𝗶𝘁𝗮. - 𝗗𝗼𝗻 𝗖𝗵𝗶𝘀𝗰𝗶𝗼𝘁𝘁𝗲 #Indignazione #Razzismo #Unità

Gennaro te lo dico con il cuore in mano e affranto da quanto sta succedendo: dimettiti, vai via tu che puoi. Noi non possiamo perché siamo legati a questi colori e combatteremo per liberarci del tiranno e dello schifo in cui ci ha portato, ma tu vattene prima che sia troppo tardi #Dimissioni #Futuro #Passione

Psycho 2w

Non so se ci rendiamo conto: 155 milioni spesi per 3 giocatori, senza contare bonus e rivendite. Questo è mercato, non i giocatorini degli anni scorsi. Magari faremo schifo, ma finalmente. #calcio #mercato #giocatori

K!NO 3w

Passiamo da un Ratto schifoso che ha come idolo Handanovic A uno con gli ideali giusti: Idoli Buffon e Del Piero Upgrade enorme #Vicario https://t.co/E1QgampExw #Calcio #Sport #Idoli

L' anno scorso Sarri fu ingannato dalla società sul mercato bloccato. Quest'anno Gattuso è venuto ben consapevole della situazione ed ora ci risparmiasse le solite dichiarazioni di rito. La rosa fa schifo, è da parte bassa della classifica ma non serviva Lamine Yamal per battere il Mantova. Era dai tempi di Ballardini che non vedevamo un allenatore cosi scarso. Baroni in confronto a Gattuso è Mourinho. #Calcio #SerieA #Allenatori

Ma il caldaia avrà il coraggio di andare in TV dopo questo scempio e rassegnare le dimissioni?!?! Ma vi rendete conto che schifo di squadra avete messo su? Vergognatevi @OfficialSSLazio E tu resta a Cortina e non tornare a Roma! Tranquilli che la colpa sarà sempre dei tifosi LMV #Lazio #Calcio #Tifosi

ecco qui il finto santo ragazzo della porta accanto le porcate che faceva mentre stava con soraya CHE SCHIFO https://t.co/qQ7QsywHcH #fintoSanto #schifo #relazioni

PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica

Tu   Tu che hai votato Meloni perché sei un poveraccio e lei ti ha dato i migranti. Dei poveracci più poveracci di te da odiare, per sentirti finalmente qualcuno.   Questo ti ha dato. Non il lavoro, non lo stipendio. Qualcuno da guardare dall’alto. Prima volta nella vita.   Tu che hai votato Meloni per quella fiamma. Gli Almirante, i Rauti, i La Russa, i Rampelli. Ti riporta a un tempo magico che non hai vissuto, dove credi che uno come te comandasse e gli altri stavano zitti. Ma uno come te in quel tempo lì zappava. O moriva a vent’anni sul Don con le scarpe di cartone. Il ricordo che ti hanno venduto non è il tuo. È il loro.   Tu che hai votato Meloni convinto che il nero, oltre alla camicia, fosse quello che potevi fare impunito. E quello per cui ti avevano già pizzicato sanato, perdonato, chiuso lì.  E invece la GdF continua a cercarti. Adesso conta. Quattro anni.   Guadagni meno. La spesa costa di più e lo sai perché la fai tu, non lei.   I migranti sono ancora lì. Gli sbarchi pure. Li odi ancora, ti sfoghi ancora, domani ce ne saranno altri. Perché servono lì. Non a te. A lei.   Il condono l’hanno preso quelli col commercialista bravo. Tu la cartella ce l’hai ancora nel cassetto.   Quando sei stato male hai pagato. Diciotto mesi di attesa o quattrocento euro, hai scelto quattrocento euro.   Tuo figlio manda curriculum a Monaco di Baviera. Quella che doveva difenderti dai migranti ha fatto emigrare lui.   La tua leader la sfottono in mezza Europa e tu ti incazzi come se stessero sfottendo te. Giusto. Stanno sfottendo anche te.   Lei intanto va a cena con quelli che ti hanno licenziato. Ci va da pari a pari. Tu quel tavolo non lo vedrai mai. Non sei invitato, non sei previsto, non servi. Sei il voto, non l’ospite.   Loro ci hanno contato, sulla tua rabbia. L’hanno misurata, targettizzata, comprata a quattro euro a clic. Hanno pagato gente per scriverti le cose che volevi sentire. Non ti hanno considerato un cittadino. Ti hanno considerato prevedibile.   Prevedibile è la parola. Uno che si accontenta di odiare qualcuno più povero di lui e poi vota buono.   Ora tu, dopo quattro anni. Ora che la tua vita è peggiorata, e già faceva schifo prima. Ora tu la voteresti ancora?   Forse la risposta è sì. Non perché stai meglio. Perché cambiare idea vorrebbe dire ammettere che ti hanno fregato, e quello fa più male della cartella esattoriale.   Però intanto pensaci. Da solo. Che sui social non ti guarda nessuno. #politica #Migrazioni #società

Un inca***tissimo Andrea Scanzi (mai visto così) commenta le parole vomitevoli di Meloni su Guccini: «Tu a Guccini facevi politicamente SCHIFO!» Estratto dalla Live di Scanzi sul suo canale youtube del 6 agosto 2026 https://t.co/BGrQMFsla7 #Guccini #Meloni #Politica