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#Fatica

Giorgia Meloni: “I read the left's controversies because I did not go to the United Nations General Assembly, where Italy is represented by the Foreign Minister as happens for many European countries, and because on Monday evening I was instead at the inaugural dinner of Fashion Week in Milan. I went there to tell a sector worth over 86 billion in exports that the Government is there. Not just in words: 100 million for investments and serious work on training and human capital, because that is where those businesses struggle the most to find the necessary skills. I acknowledge that for the left, Fashion Week is a stage. For me, it’s the people who work in it: seamstresses, pattern makers, leather workers, technicians, small businesses that keep the part of Italy that the world envies us afloat. Calling it a "blunder" to be close to a struggling sector says everything about how much they know about real Italy.” (translated)

Moreira on the right receiving so high seems really out of his comfort zone. Better on the left as already seen in Milan, and better starting lower to gain space quickly. In high receptions in tight situations, he struggles. (translated)

#Leclerc can't make a lap... he has started 10 but can't do a good one. It has happened to him in the past on this track in fp3 to struggle to find a lap. Let's see #AzerbaijanGP (translated)

When your name is associated with a technical gesture, especially one of the most difficult in football, it means you have made your mark. Pablo Daniel Osvaldo, for many, was almost synonymous with a bicycle kick. Arriving in Italy at a very young age, he exploded at Roma, where his power, technique, and celebration with the machine gun even earned him a bulky comparison: Batistuta. He arrived at Inter on loan from Southampton, as an alternative to Icardi. He scored twice in the 7-0 against Sassuolo, then found the net again against Atalanta. At San Siro, Inter struggles and the Bergamasque defense does not give any space. A magic is needed: from a free kick, Osvaldo coordinates himself at the penalty spot and volleys the ball into the net. It's not a bicycle kick, but it's still a technical gesture worth applause. This will be one of his last goals as a professional. A few months later, a fight with Icardi will end his adventure with Inter. Osvaldo will leave football at thirty years old. A career out of the ordinary, with a last flash at San Siro. (translated)

SONO STATO A NEGRE STASERA CHE FATICA CARICARMENE UNA IN MACCHINA. NE UN FALÒ O UN LAMPIONE IN STRADA, TUTTO BUIO. PER FORTUNA UNA HA SORRISO E SONO RIUSCITO A INTRAVEDERLA AI LATI DELLA STRADA #negre #strada #buio

Archimede steva ncopp' 'a tavuletta quanno nu surdato rumano 'o accerette. Sona naturale? Nun tanto. Eppure, si “aggiornammo” abbastanza 'o passato, è proprio llà ca putimmo arrivà. Quase ogne cultura tene edizioni modernizzate d'autori cchiù antichi, cu discussioni ncopp' 'a grafia, 'o vocabolario, 'e note editoriali e ll'adattamento p' 'o lettore 'e oggi. Nu antiquario na vota me dicette ca “'a patina d' 'o tiempo dà valore” e pò essere chello ca fa 'a differenza tra n'originale e na copia economica. Apro “Saggi d' 'a dummeneca” 'e Constantin Noica, arrivo ô prefazio d' 'o editore dint' all'edizione Humanitas d' 'o 1992 e scopro ca “'a grafia è stata aggiornata”. Leggere Noica puteva essere na cammenata dint' ê anne 1930–1940. Invece facimmo sta cammenata cu ll'uocchie moderne, assettate comode dint' a n'Uber, senza paura 'e ce perdere — vale a dicere, senza 'o rischio 'e nun capì 'e parole d' 'o tiempo, ca se putevano semplicemente “tradurre” dint' ê note a piè 'e pagina. E si pigliassimo pure 'e giurnale d' 'o tiempo e 'e “aggiornassimo”? E magari putimmo fa pure nu rebranding d' 'e pubblicità d' 'a stessa epoca, accussì nun facimmo faticà troppo 'e neuroni, comme si stessimo dint' a n'escape room. Pecché fermarse ccà? Putimmo aggiornà pure 'e libre 'e storia e scrivere ca Archimede 'e Siracusa fuje acciso da nu surdato rumano mentre faceva matematica ncopp' 'a tavuletta soja. Ll'idea 'e fondo resta 'a stessa, no? Scompare sulamente ll'epoca. E n'ata cosa: pecché 'e matematici nun “aggiornano” Pitagora? Pònno cagnà 'a notazione. Pònno spiegà 'a dimostrazione n'ata manera. Pònno pure costruì 'a figura online cu n'animazione ca se forma sotto ll'uocchie d' 'e scolare. Ma 'o teorema 'e Pitagora resta 'o teorema 'e Pitagora. Allora, quanno leggimmo n'autore antico, pecché nun conservammo pure 'a lengua d' 'o tiempo suo — e mettimmo 'e spiegazioni moderne dint' ê note? E na domanda finale a Humanitas e a chille ca lavorano dint' ê facoltà 'e lettere e filologia: si tra quacche decennio 'e scolare 'e oggi ve “aggiornano” cu # e emoji, ve piacerebbe? #Humanitas #ConstantinNoica #Noica #SaggiDellaDummeneca #Archimede #Pitagora #Hashtag #Emoji #MrStorywise #GrafiaAggiornata #StoriaDellaLengua #20260920_1926 #Napulitano #Neapolitan #Italia #Italy #Letteratura #Storia

Approccio o non Approccio prendi il primo su un ennesimo orrore a destra, perché abbiamo un ragazzo che fa il massimo, ma a livello difensivo è un problema, poi se devi attaccare ti fa la differenza, ma in una partita devi saper fare entrambe le fasi. Secondo gol errore di lettura in primis dei cc, poi in difesa orribili..segnalo che nella prima frazione nonostante i due gol della Roma, i nostri creano 3 occasioni vere sull'1-0. Secondo tempo subito gol, poi tanta fatica ma alla fine porti a casa un pareggio meritato. Fondamentale per come si era messa non averla persa, quindi va bene cosi..chiudiamo questa prima parte imbattuti con 4pt in due scontri diretti. AVANTI #INTER 🖤💙 #SerieA #Calcio #INTER

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola

Nel giorno dei 100 anni di San Siro, lo stadio dedicato a Meazza che tenne a battesimo Sandrino al debutto nel 1961, Mazzola se ne va: una vita per l’Inter da campione eccelso Figlio di una leggenda vivente come papà Valentino scomparso a Superga, Mazzola è riuscito nell’impossibile impresa di arrampicarsi sul suo piedistallo. Un altro mito della Grande Inter che se ne va Sembra quasi che abbia voluto sceglierlo, il giorno della sua morte, Sandro Mazzola: che ci ha lasciato oggi, 19 settembre 2026, nel giorno in cui lo stadio di San Siro che negli anni 60 e 70 lo vide eccelso e inimitabile primattore compie 100 anni; lo stadio che porta il nome di Giuseppe Meazza, altra leggenda interista, l’uomo che - guarda caso - tenne a battesimo in Serie A come allenatore proprio lui, Sandrino Mazzola, il 10 giugno 1961 in un match passato alla storia del calcio italiano: quel Juventus-Inter 9-1 in cui Angelo Moratti, papà di Massimo, in segno di protesta contro la FIGC del presidente Umberto Agnelli - en passant anche presidente della Juventus - decise di schierare la formazione De Martino, cioè la Primavera di oggi, dopo l’annullamento della vittoria a tavolino data all’Inter per l’invasione di campo che il 16 aprile aveva costretto l’arbitro Gambarotta a sospendere al 30’ del primo tempo, sullo 0-0, la partita al Comunale di Torino. La FIGC del presidente Umberto Agnelli accolse il ricorso del presidente della Juventus Umberto Agnelli e in barba a ogni precedente in materia dispose la ripetizione della partita: che l’Inter, appunto, boicottò mandando in campo i ragazzi e spedendo in panchina non Helenio Herrera ma Giuseppe Meazza. L’uomo di cui San Siro che oggi compie 100 anni porta il nome. L’uomo che proprio in quell’occasione tenne a battesimo Mazzola al debutto in Serie A in cui Sandro mise la firma all’unico gol nerazzurro di una partita surreale - oggi diremmo distopica - entrata subito nella storia non proprio adamantina del nostro calcio borderline. Raccontare Mazzola a chi non ha avuto la fortuna di vederlo giocare, diciassette lunghe stagioni dal 1960 al 1977, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro scudetti, il titolo di campione d’Europa con l’Italia nel 1968, capocannoniere sia in Serie A (1964-65, 17 gol) sia in Coppa dei Campioni (1963-64, 7 gol), una vita per l’Inter prima da giocatore e capitano (417 partite, 116 gol), poi da dirigente prima con Fraizzoli e poi con Massimo Moratti, raccontare Mazzola a parole - dicevo - non è facile. Ma a fotografarne la grandezza tecnica basta forse una tabella, quella che vedete sotto: è tratta dall’Albo d’Oro del Pallone d’Oro e si riferisce al 1971. Un’edizione del Pallone d’Oro in cui Mazzola, a quel tempo 29enne, si piazza al secondo posto dietro Johan Cruyff e davanti a George Best: e anche se ai tempi non eravate ancora nati o eravate troppo piccoli per ricordare, che fuoriclasse immensi siano stati Cruyff dell’Ajax e Best del Manchetser United credo lo sappiate tutti. Erano, è vero, tempi d’oro per il calcio italiano: che due anni prima, nel 1969, aveva trionfato con Rivera Pallone d’Oro e Gigi Riva secondo e che di lì a due anni avrebbe portato nientemeno che un portiere, Dino Zoff, sul secondo gradino del podio tra Cruyff (vincitore) e Gerd Muller (terzo classificato). Sandro Mazzola è stato un campione unico. Numero 8 della leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera, in cui il 9 era Peirò (e prima Di Giacomo) e il 10 Luisito Suarez, Mazzola era un ibrido unico nel suo genere capace com’era, grazie alla sue doti di tecnica e velocità, scatto e resistenza di essere al tempo stesso eccelso attaccante e eccelso centrocampista, all’occorrenza anche di fatica. Ma ancora una volta sono le immagini, più della parole, a raccontare tutto di lui. E anche se quelle in bianco e nero non rendono giustizia, riguardatevi il gol che l’8 dicembre 1966 Mazzola segnò in Coppa dei Campioni sul campo dell’allora fortissimo Vasas Budapest: gol dell’1-0 dopo imbeccata di Bedin a innescarne la corsa. https://t.co/e90SQPEyK2 Sarti, Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Emoziona rileggere i nomi della Grande Inter degli anni Sessanta; e rattrista e fa male sapere che con la scomparsa di Mazzola sono oggi soltanto due i sopravvissuti: Gianfranco Bedin, classe 1945, e Aristide Guarneri, classe 1938, che ho la fortuna di incrociare ogni tanto nella città dove vivo, Cremona, nei pressi di Piazza Marconi, in perfetta forma: tutto diresti tranne che di trovarti di fronte a un ottantottenne. A pochi giorni dal crudele addio a Franco Baresi, leggenda del Milan, il calcio italiano s’inchina e piange Sandro Mazzola. Campione d’Europa nel 1968, vicecampione del mondo nel 1970, campione per sempre nel cuore non solo dei tifosi dell’Inter e della nazionale ma di tutti gli sportivi italiani. Capace di compiere la più difficile e grande delle imprese: salire - e rimanervi - sul piedistallo di un papà, il Valentino Mazzola scomparso a Superga, per classe, bravura e carisma inarrivabile. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su https://t.co/l4gP5JEXPE vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo #SanSiro #SandroMazzola #Inter

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA “RIVOLUZIONE A SEI POSTI” DEL TEATRO EDICOLA - Civico93 | Be original
ANSA.it 1w

In Rome, due to a rain bomb, the streets of Ponte Milvio turned into rivers, while in the United States up to 80% of college students struggle to repay loans. (translated)

Bomba d'acqua su Roma, a Ponte Milvio strade come fiumi

Siamo arrivati al punto che mi becco dell'ottimista nel pronosticare che la Juventus arriverà quarta in Serie A. E la parte peggiore di tutto ciò è che è tremendamente vero: faremo estremamente fatica a qualificarci per la prossima Champions League. Inter, Roma e Como sono molto più attrezzate e organizzate di noi. Penso che rimanga soltanto un posto che verrà combattuto punto a punto da Juve, Milan, Napoli e magari qualche altra sorpresa. #Juventus #SerieA #ChampionsLeague

Luli 2w

MENDONCA: FOI FEITO UM RELATÓRIO FAKE E ILEGAL SOBRE MIM E DE OUTRAS AUTORIDADES DA REPUBLICA: ATIVIDADES DE UMA PF PARALELA. AS BASES FÁTICAS NÃO SÃO COMPARÁVEIS. SÃO TOTALMENTE DISTINTAS #FakeNews #Corrupção #Justiça

Io certe scelte faccio fatica a comprenderle. Mkhitaryan titolare quando hai un giovane come Stankovic. Sucic e Jones poi alle spalle. #Calcio #SerieA #Sport

Sabalenka - Ribakina #usopen Aryna Sabalenka ha appena perso la quarta finale slam sulle ultime cinque giocate. Per tutto il match ha seguito una sceneggiatura di Ferzan Özpetek: drammi, isterie plateali, pianeti contro. Alla fine, spacca la racchetta e si siede accanto al fidanzato. Poi, fissa il vuoto ingioiellata da capo a piedi. È La bevitrice d’assenzio di Degas: stessa scena, ma in un cafè di Montmartre di fine ‘800. Per Elena Rybakina, invece, tutto è accaduto in una stanza dentro la sua testa. Si è presa il primo posto del ranking e ha vinto il terzo slam, il secondo in un anno. Giocando così bene, che su un’isola deserta porteremmo un barattolo di Nutella e il suo rovescio. In un impeto di euforia abbraccia il team, come si fa col commercialista per gli auguri di Natale. Due modi opposti di stare a questo mondo, ma certamente autentici. È più facile empatizzare con Aryna, perché siamo abituati a confondere l’emozione con la sua rappresentazione. Perché siamo figli dell’emotività performativa, in 4k e formato IMAX. Un sentimento privato è anche un atto sociale. Diversamente, si fa fatica a leggerlo. Un analfabetismo che non tollera le scale di grigio e tutto ciò che richiede uno sforzo di comprensione. La verità, è che la retorica sul coraggio di mostrarsi sempre e comunque, urbi et orbi, è un concetto da tazze con le scritte motivazionali. Da buongiornissimi. Aryna se la caverà con l’ironia che fa parte di lei. Come quella tigre tatuata, che in realtà in natura dorme 20 ore al giorno. Se potessi, direi ad Elena mille volte grazie per questa gioia immensa. Lei risponderebbe ok. #tennis #RybakinaSabalenka #tennis #USOpen #sport

E' stata una partita che non mi ha soddisfatto, la reazione è stata positiva ma è stata una reazione di nervi. Però...c'è un però: questa partita ha segnato il tempo delle scelte e ci ha detto chiaramente chi è necessario ora e chi no. Estupinan porta troppi rischi. Loftus è un fantasma. Perchè insistere? Musah in questo momento, per caratteristiche, è imprescindibile. (mai avrei pensato di dirlo) Modric fa fatica, così fa fatica. (ne parleremo), va “sfruttato” in maniera diversa come ha detto bene Amorim in conferenza Moreira si è preso la fascia sinistra. Chukwueze è uno di quelli più in palla, nonostante abbia necessità di tempo per perfezionare l’interpretazione del ruolo. G.Ramos va supportato, così gira a vuoto. Amorim non deve aver paura di fare l’Amorim. Ne parlerò nel video editoriale @MilanVibesIT #Calcio #SerieA #Sport

Qualifica dello #SpanishGP come previsto tiratissima e molto divertente. Gli argomenti sono tantissimi e non c'è una spiegazione tecnica per tutto perché la variabile umana aveva un grosso peso e i primi 5 sono in 0.2, per cui il livello dei top team era veramente molto simile. Su una pista da pilota cmq la spunta un #Norris FENOMENALE che tira fuori un giro clamoroso alla fine, andando sopra anche a qualche grana della macchina grazie alla capacità di Lando di spremere tutto ciò che la gomma soft aveva da dare, come vediamo a T1-2, a T13 e clamorosamente in ingresso allo snake (T18). L'impressione continua ad essere che la soft facesse fatica a rimanere in finestra tutto il giro, e cosa diciamo sempre che è bravo a fare Norris? a tenere le gomme in finestra anche mentre spinge come un matto. Detto fatto. Se non avesse sbagliato l'ultima curva avrebbe dato circa 0.2 a tutti. P2 #Antonelli, serviva il talento e lui ne ha parecchio. L'impressione che ho avuto tutta la sessione è che #Mercedes non stesse usando tutta la potenza disponibile, probabilmente per limitare il surriscaldamento del posteriore in trazione. Hanno provato a cambiare mappa durante quali, ma non sono riusciti ad ottimizzare al 100%. Male #Russell, P6 a 0.3 P3 per #Verstappen che ci mette del suo come previsto, massimizzando i punti di forza della macchina (tipo T15 e snake) ma tenendo duro e perdendo poco nei punti di debolezza. #Ferrari P4-P5 con #Hamilton solo 0.006 davanti a #Leclerc. Rispetto al suo penultimo giro Lewis ha lasciato 0.12 a T1-2 e anche se si è migliorato l'ultimo giro non è stato super. Impressione mia: Ferrari qui ha tirato fuori tutto quello che c'era dentro la PU, con entrambi i piloti, forse mettendo anche a rischio affidabilità, ma pensando a quanto era cruciale la posizione in qualifica. Si vede però il buco in salita tra la 6 e la 7, e c'è stato tutta la quali, che costa circa 0.2 complessivamente. Charles sembra aver sfruttato tutto, Lewis con deployment non perfetto nell'ultimo giro dove lascia 0.05 nel primo dritto e 0.1 a curva 15. Si parlava di 0.2 di delta motore e più o meno è quello. Da dire che sia Lewis che Charles fanno abbastanza male T1-2, come se la macchina facesse un po' fatica a riassorbire i cordoli alti. In conclusione però i primi 5 potevano tutti fare la pole e anche dai dati parliamo di millesimi qui e là, non più macro trend. Da dire che Ferrari continua ad essere l'unica con 2 piloti livellati e una vettura con una finestra abbastanza ampia da poter essere sfruttata da entrambi. Oggi però soprattutto Lewis è stato dalla parte sbagliata del decimo, perché con un ultimo giro migliore poteva almeno pensare alla prima fila. In gara avere 2 piloti vicini con la strategia potrebbe aiutare molto, a patto che si facciano collaborare. La gara in sé sarà un delirio tra caldo, degrado, tante soste, pista in evoluzione, rischio SC varie, impossibilità a superare e chi più ne ha più ne metta. #F1 #SpanishGP #Qualifiche

The price of diesel rises to 2.18 euros per liter, and today another extension of the tax discount expires, with the government planning to introduce a new temporary extension as fuel costs continue to rise and the majority struggles to find an agreement on selective aid. (translated)

Gasolio a 2,18 euro al litro e oggi scade lo sconto sulle accise: governo verso l’ennesima proroga. Le “misure mirate” devono attendere

Personalmente, la narrativa TV del "Napoli che ha fatto il massimo" e del "non poteva fare di piu" non mi convince ne mi inganna. E perche non avrebbe potuto? E soprattutto: perche non avrebbe dovuto provarci attraverso qualcosa di più riconoscibile? La qualità dell’Arsenal è indiscutibile. Ma non può diventare la spiegazione di cio che manca al Napoli, anche perche tanti di questi limiti si son gia visti nelle prime 3 giornate di campionato. La verità è che oggi si fatica a riconoscere identità collettiva: quasi nulla la pressione coordinata senza palla, altezza di squadra che non accetta alcuna quota di rischio, non esiste una fase di possesso organizzata per predisporre il momento in cui finalizzare..Vedo soltanto soluzioni affidate al bagaglio dei singoli e non connessioni riconoscibili e ripetute.. Questa è un’impressione sul gioco che emerge eh, non ho la pretesa di sapere cosa si alleni durante la settimana.. Anche perchè un'identità su questi punti ed un ritmo, questa squadra la aveva già mostrata ampiamentr nell'anno passato. Seppur si voglia parlare del Napoli che "scelga" transizioni, io dico che invece queste raccontano un problema..tant'è che quando avvengono il Napoli riparte, si allunga e finisce anche per disequilibrarsi se non arriva a destinazione finendo con struttura slargata. Tra l'altro se non concludi, perdi il pallone con delle distanze che ti rendono poi difficile recuperarlo. Direi che con il potenziale offensivo e gli interpreti nel palleggio che il Napoli ha, perche deve accettare di trascorrere così tanta parte della gara in blocco basso? Può essere una scelta utile in determinate fasi, certo. Diventa altamente discutibile quando appare la principale risposta alla qualità dell’avversario. "Eh ma stasera c'era l’Arsenal" dicono i furbi..Ma con l’Inter cosa c era? Si erano già viste rinunce simili o no? E nel primo tempo contro il Como? Per diventare grandi serve costruire strumenti che permettano di competere anche contro chi è più forte. Pressing, possesso e altezza della squadra sono parti dello stesso sistema: come muovi il pallone determina dove e con quali distanze puoi perderlo..quelle distanze determinano la possibilità di aggredire subito, coprirti e tenere l’avversario lontano dalla tua porta. Non esiste un solo modo di vincere. Ma l’ambizione deve vedersi nei comportamenti collettivi, nella capacità di prendere iniziativa e di sostenere il rischio attraverso l’organizzazione. "Ha fatto il massimo" è un idiozia. Ci sono immagini che lo dimostrano. Magari non puoi decidere come vincere...ma come perdere SÌ! #Calcio #Napoli #SerieA